Analfabetismo funzionale, esiste una cura?


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Cos’è l’analfabetismo funzionale?

Al di là della vecchia e cara ignoranza, dilaga un fenomeno che si definisce analfabetismo funzionale. Un fenomeno tale per cui chi ha molti libri e li legge pure, spesso, purtroppo, non riesce a capirli.

Per analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di comprendere ed utilizzare in maniera congrua informazioni scritte ed acquisite tramite la lettura. Il vecchio analfabetismo, quello cosiddetto totale, sembrava potesse essere risolto mediante l’acquisizione di competenze, bastava imparare a leggere, a scrivere e gli orizzonti potevano magicamente dispiegarsi, ma è così semplice combattere il fenomeno dell’analfabetismo funzionale?

Ricerche ed indagini sul fenomeno

Diverse le ricerche a supporto del propagarsi di questa piaga, l’OCDE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, conduce ricerche approfondite sull’analfabetismo funzionale attraverso il PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) o lo stesso ISTAT pubblica rapporti che forniscono dati sull’alfabetizzazione in Italia, includendo informazioni anche sull’analfabetismo funzionale. Alla stessa stregua l’UNESCO fornisce rapporti globali sull’alfabetizzazione e l’educazione, evidenziando le sfide legate all’analfabetismo funzionale. Si indaga il modo in cui l’analfabetismo funzionale possa influire sulla partecipazione sociale ed economica. Un rapporto di Eurostat del 2018 evidenzia che in Europa, una media del 15% degli adulti ha competenze di lettura e comprensione al di sotto del livello necessario per gestire compiti quotidiani complessi e secondo un rapporto UNESCO del 2019, circa il 14% della popolazione mondiale può essere considerato funzionalmente analfabeta.

I social sono correi?

Per quanto non sia stata dimostrata la correlazione fra lo sviluppo dei social e il diffondersi dell’analfabetismo funzionale, certo è che i social hanno reso evidente il problema, spesso svolgendo il ruolo di cassa di risonanza di varie voci e sentire comuni che vengono il più delle volte percepiti ed interpretati come un dato di fatto, senza nessuna forma di approfondimento.

La parola chiave è proprio approfondimento. L’analfabetismo funzionale può essere combattuto se si vince la frenesia del “so tutto, senza bisogno di far fatica o impegnarmi”; se alla competizione verbale fine a se stessa, volta a dominare l’altro asservendolo al proprio credo, si contrapponesse la solidità di un sapere costruito con il tempo dovuto e necessario.

Oggi va di moda il termine lifelong learning e se si desse realmente e concretamente spazio ad una propria dimensione di crescita continua, non solo in termini cognitivi, ma umani ed esperienziali, l’analfabetismo funzionale potrebbe essere sconfitto ante litteram.

Si riuscirebbe, ma è solo un’ipotesi, a neutralizzarlo con l’antidoto più naturale che possa essere concepito, ovvero l’allenamento della mente e, nei casi più fortunati, anche dello spirito. La domanda è se convenga a tutti che questo accada. Ai posteri l’ardua sentenza, laddove siano ancora in grado di valutare conseguenze e di mettere in relazione cause ed effetti.

Un pensiero riguardo “Analfabetismo funzionale, esiste una cura?

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    24 Giugno 2024 in 19:43
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    Bellissima riflessione sul tema….
    Degna di chi l’intelligenza la usa con competenza e dimostra di padroneggiarla

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