Leadership gentile e possibilità evolutive per una società diversa. Il progetto Ziraffa di Claudia Bocelli.



Alla violenza non bisogna abituarsi. Già nel 1960 lo psicologo statunitense Marshall Rosenberg parlava di comunicazione non violenta ed interpretava le dinamiche relazionali secondo una visione basata sull’empatia e la creazione di contesti comunicativi win-win.

Le strutture di senso della nostra società rimandano a presupposti differenti, la competizione ed il vincere sull’altro, l’assenza di ascolto proattivo e reale, uno smodato desiderio di affermare il proprio ego a scapito di qualsiasi comprensione, intesa come appartenenza ad una dimensione comune che è umanità e nient’altro, rappresentano il contraltare di questo modo di leggere il mondo comunicativo nostro e di chi ci sta di fronte o, meglio, ci cammina a fianco.

Se quando ci interfacciamo con il nostro vicino ci ponessimo e ponessimo al nostro interlocutore la domanda: “perché mi stai dicendo questo? Cosa ti spinge ad aggredirmi?”, probabilmente entreremmo in un circuito emozionale differente e non cadremmo nella scappatoia più facile che si traduce in “intanto io mi difendo e ti aggredisco a mia volta”. La comunicazione Ziraffa offre strumenti operativi, che sono prima di tutto interpretativi del nostro mondo, un mondo fatto di valori, prima ancora che di parole o gesti.

Ho conosciuto la sociologa Claudia Bocelli moltissimi anni fa ed il suo impegno con la comunicazione Ziraffa è il risvolto di un’assimilazione lenta, ma pervicace, di tutti questi che non possono e non sono solo presupposti teorici.

Chi si occupa di comunicazione fa una scelta di campo netta e chi sceglie di propagandare una forma di leadership gentile lo fa come Claudia che, con i suoi corsi forniti alla pubblica amministrazione, fa una scelta doppia che è volutamente etica.

Claudia spazia con i suoi ragionamenti ed affronta problemi cruenti come quelli relativi al femninicidio senza perdere lucidità, convinta che la violenza non vada mistificata dietro identità interrotte, considerando la mancata sanità mentale l’unica risposta plausibile; Claudia parla di una struttura violenta che è sociale e culturale e che, come tale, può essere convertita ed annullata.

Questi argomenti riescono a trasmettere la sicurezza di chi ha fatto della gentilezza un’arma invincibile, spetta ad ognuno di noi vivere la propria sensibilità come un dono, un superpotere che ci consenta di vivere la realtà amplificata e colorata da speranza e amore.

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