LA VENDEMMIA ALLE FALDE DELL’ETNA, CHI FESTA RANNI

I vendemmiatori

A settembre, i proprietari di vigneti nella zona Etnea prestano particolare attenzione alla maturazione dell’uva da mosto, e quando ritengono sia il momento ideale per il raccolto organizzano (non tutti) feste tradizionali tramandati da padre in figlio che anima l’evento per dar vita a una delle attività più importanti della nostra cultura contadina: la vendemmia

La vendemmia è il momento in cui l’uva, dopo aver assorbito il trattamento antifungine, tutto il sole di cui ha bisogno e la freschezza della natura, viene raccolta e portata in palmento per iniziare il complesso processo di vinificazione, che dopo la pigiatura, la torchiatura e decantazione nelle botti, resta il tempo per la trasformazione da succo di frutta a vino finito. Dai tempi antichi il processo di raccolta è rimasto sempre lo stesso, mentre quello di vinificazione è stato arricchito dalle nuove tecnologie, in grado di coniugare l’innovazione con il rispetto delle antiche tradizioni tramandate dalla conoscenza contadina.

L’ora del pranzo

La nostra giornata di vendemmia vissuta nel podere del Dr. Nunzio Spitalieri, che ringrazio per l’invito, ci riporta indietro nel tempo, una vocazione vissuta ancora oggi così come avveniva negli anni della sua giovinezza quando il suo Caro papà (in memoria) organizzava il raccolto in base all’andamento mutevole della natura; i lavori cominciavano quando il sole aveva asciugato le brinate della notte e la partecipazione era aperta a tutti: genitori, figli, cugini, zii, amici e vicini di casa, si riunivano in tanti per lavorare tutti insieme. I vendemmiatori raccoglievano l’uva manualmente, aiutandosi con delle forbici o con la lama di un coltello. I grappoli vengono raccolti rigorosamente a mano ed è molto importante che non siano umidi o bagnati, perché l’acqua potrebbe modificare la qualità del mosto. Si evita di raccogliere durante le ore più umide ed i recipienti non devono essere troppo capienti; in questo modo si preserva l’integrità della buccia per evitare il processo di ossidazione, uno degli elementi più importanti per ottenere un ottimo vino. Ancora oggi il raccolto viene portato in un luogo fresco in tempi rapidi dove è già tutto pronto per la pigiatura, effettuata con l’utilizzo delle attrezzature disponibili, l’obiettivo è di produrre un mosto di alta qualità, nel rispetto di madre natura e delle antiche tradizioni contadini.

Uva raccolta

 Quando i recipienti erano colmi di uva, un volenteroso giovane forzuto trasportava i contenitori nella zona in cui era stata sistemata la tinozza dove due o più giovani con gli stivali erano già pronti per la pigiatura. Il mosto veniva poi versato nelle botte in legno per continuare il processo di vinificazione.

 Al giorno d’oggi, l’utilizzo di nuove tecnologie esclude il ricordo delle vecchie tradizione, tuttavia in alcune fattorie vengono rispettate alcune regole fondamentali, che i grandi contadini vendemmiatori hanno insegnato ai loro figli. 

Il momento del pranzo stabilito a fine raccolto, era considerato un vero e proprio rito trionfale; un momento conviviale in cui si preparavano pietanze casarecce con ingredienti di stagione per condividere insieme, Dio permettendo, la soddisfazione di un’altra giornata di vendemmia nella prossima annata.

Una tradizione ultra centenaria che, chi ci ha lasciati, fa rivivere questi momenti tra i beni immobili curati con tanta passione che ancora oggi ci danno in eredità tanta emozione, non soltanto per ritrovarsi insieme in aperta campagna, ma per ricordarsi delle loro fatiche, antiche strutture con i contenitori della pigiatura in muratura e la sottostante vasca del mosto, per il rustico, muri a crudo, copertura con tegole di terra cotta sostenuti da listelli di legno per consentire una ventilazione di aria fresca.

Infine, un ricco pranzo in compagnia (arrusti e mangia) con tanto vino, ovviamente di propria produzione, il Dr. Spitalieri, collaborato dalla inossidabile moglie Signora Spampinato Luisa, la figlia Maria Grazia ed il genero Andrea Carelli, ha animato un momento gioioso, un rito folcloristico con Vera Fuselli e Patrizia di Stefano e tanta musica ballabile, che moltissime persone non hanno dato peso alla stanchezza e si sono scatenati cantando e ballando testi siciliani.

In finale, prima dei saluti, un cannolo siciliano, una birra od un bicchiere di vino puro, e l’auspicio di un ritorno insieme di all’allegra vendemmia per l’anno prossimo.

Carmelo Santangelo

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